mercoledì 21 marzo 2018

La Verità sul Caso Harry Quebert (Joel Dicker)

TitoloLa verità sul casa Harry Quebert.
Autore/trice: Joel Dicker.
EditoreBompiani.
La verità sul casa Harry Quebert racconta di Marcus, uno scrittore sulla trentina affetto dalla malattia del “non-so-più-scrivere” (quindi il blocco dello scrittore) e decide di andare ad Aurora, dal suo più grande amico e maestro Harry Quebert. Proprio in quel periodo, viene a sapere che Harry viene arrestato per sequestro di persona e duplice omicidio, di una vecchia signora e di una ragazzina di quindici anni scomparsa – di nome Nola - avvenuto trentatrè anni prima. Essendo convinto dell'innocenza dell'amico, Marcus comincia a fare delle ricerche per scarcerarlo e trovare il vero assassino.
Devo essere abbastanza franca in questa recensione, ed un po’ mi duole dover scrivere un'altra recensione negativa dopo quella che scrissi su “La zona morta” di King, ma non ho altra scelta.
Benchè sia cominciato pure bene, ispirandomi fiducia e pensando “a sto giro ho beccato quello giusto”, andando avanti con le pagine ho trovato questo libro piuttosto noioso, melenso, pieno di sdolcinature che nemmeno Nicholas Spark con i suoi romanzi rosa. Mi sono chiesta più volte, mentre leggevo, dove fosse il fattore “thriller” e se non fosse più propenso chiamarlo “romanzo rosa con un accenno di giallo”. Va bene, una ragazzina di quindici anni scompare per trentatrè anni, se ne trova il cadavere e cominciano le ricerche e le indagini. Va bene. Ma che scopo hanno tutti i ricordi sdolcinati? Che scopo hanno i dialoghi melensi? Che scopo ha portare Marcus in cielo come se fosse chissà quale Dio? Perchè quel che si evince da questo libro è che Marcus è la persona più speciale, la persona più brava, la persona più intelligente, la persona più bella, la persona più geniale, la persona che sa scrivere meglio di tutti. Marcus è la persona più in tutto. Esattamente come lo era stato Harry trent'anni prima, in quanto Nola lo riteneva il più bravointelligentegenialescrittore di tutti i tempi.
Il romanzo scritto da Harry era il più bello che fosse mai stato letto
Il romanzo di Marcus era il più bello di quel periodo. Il secondo – scritto come una serie d'appunti, quindi non proprio un libro – viene identificato come la migliore scrittura di tutti i tempi
Penso che sarebbe potuto essere un thriller migliore se si fosse evitato di essere troppo prolissi. Infondo non servono settecento pagine per definire dei fogli un libro. Quello che conta - a mio modesto parere - è sempre il contenuto, che siano solo cento pagine o settecento.
Quindi, per concludere, il libro è pieno di esagerazioni su tutti i piani, di dramma esagerato, di amore esagerato, di “ti-porto-in-cielo” esagerato.
Un libro che, per altro, è stato esageratamente recensito come miglior Thriller.
E magari son qui a scrivere una recensione esageratamente negativa, quindi fatemi sapere i vostri pensieri.

La Zona Morta (Stephen King)

Titolo: La Zona Morta.
Autore/trice: Stephen King
Editore: Oscar Mondadori
La Zona Morta di Stephen King è un romanzo dal genere forse un pò horror ma forse anche un pò thriller (non si capisce molto), ma anche fantascientifico che parla di un ragazzo di nome Johnny Smith il quale, dopo un incidente stradale che gli causa un coma di quattro anni e mezzo, acquisisce dei poteri soprannaturali: ovvero, sembra che gli basti toccare le persone per sapere robe del loro passato, rispondere ai loro dubbi o semplicemente avvisarli di una disgrazia (come la povera infermiera alla quale salva la casa prima che questa finisca divorata dalle fiamme). E questo suo potere, par sconvolgere quasi tutte le persone - tranne qualcuno - a tal punto che molti evitano di toccarlo.
Devo ammettere un paio di cose su questo romanzo: 
• Prima di tutto, il fatto di non essere del tutto soddisfatta ed appagata. Da un libro di Stephen King immagino non solo che sia un horror ma, anche se non lo fosse, si sentirmi coinvolta e piena di ansia pura, cosa che non è accaduto con questo romanzo. Inizia piacevole. Il modo di scrivere di King è molto sciolto e scivola, il che ha reso la lettura - la quale dopo venti capitoli era cominciata a diventare noiosa - meno “difficoltosa”. 
• Seconda cosa: le vicende sembrano essere un pò sconesse ed alcune molto lunghe. Si parla, in un capitolo del libro, di un certo assassino che violenta e strangola donne senza che abbiano un età precisa (possono essere bambine come vecchie). Bene, questo personaggio viene ripreso dopo abbastanza capitoli da potertene dimenticare quanto meno il nome, se non proprio la vicenda in se, e solo quando il capo della polizia chiede aiuto a Johnny per scoprire chi sia questo dannato assassino (e qui mi fermo, che magari qualcuno vuole leggerlo e non voglio spoilerare chi sia questo fantomatico assassino). Quasi la stessa roba accade per un certo Greg, del quale si parla agli inizi, nel prologo, quando è ancora giovane e poi a tratti del libro, con la differenza di capitoli e capitoli. Il collegamento con il protagonista è piuttosto vago se non quando rivela il nome dell'assassino (rivelato in un solo capitolo, eliminando del tutto la vicenda dell'assassino) e con Greg verso la fine del libro.
• Terzo appunto: Dio, quanto è antipatica sta Sarah! Forse sarò esagerata io, ma la vecchia fidanzata di Johnny, la quale non ha voluto attendere che Johnny si svegliasse dal coma - maritandosi e partorendo poco dopo - è quella che meno sopporto di questo libro. Lasciando perdere il fatto che, nel mio immaginario, era una specie di ochetta, questo potrebbe anche essere una mia impressione. Ma sposata e madre di figlio, qualche tempo dopo del risveglio, Sarah decide che è il momento di fare quello che i due non avevano fatto prima che lui finisse su un letto d'ospedale: sesso. E no, non è successo nel modo spontaneo, bello e romantico come si potrebbe immaginare - che pure io, odiando il romanticismo, avrei ritenuto migliore - ma proprio come un programma. Semplicemente un programma. “Oh, Johnny bello, sono venuto per fare l'amore con te perchè anni fa avesti un incidente, dormissi per quattro anni… ma adesso sei sveglio, quindi… boh, famolo! ”, semplicemente. 
Concludendo, posso dire che, probabilmente quarant'anni fa - il libro è stato pubblicato nel 1979, quindi siamo li - doveva essere un buon libro thriller dalle sfumature horror, anche abbastanza piacevole. Un ragazzo dalle speciali doti paranormali, un assassino stupratore di donne, bambine e vecchie, un pazzo che si vuole dare al governo. Insomma, dovevano essere argomentazioni che non tutti scrivevano. Ad oggi, purtroppo, risulta qualcosa di già letto o visto. 

La Psichiatra (Wulf Dorn)

Titolo: La psichiatra
Autore/trice: Wulf Dorn
Editore: TeA
La Psichiatra di Wulf Dorn è un thriller psicologico che narra le vicende poco fortunate di Ellen Roth, la psichiatra che, appunto, di punto in bianco si ritrova a dover combattere con l'Uomo Nero di cui una paziente le aveva parlato qualche giorno prima e che ora sembra averla rapita.
Il racconto si svolge in una maniera leggera, quanto meno come modo di scrivere dell'autore che non usa vocaboli pesanti o “strani”, eppure in grado di lasciare l'ansia addosso. Ogni capitolo non ha una risposta immediata, inducendo il lettore ad andare avanti, a leggere per poter rispondere alle domande e dubbi posti nei capitoli precedenti. Sebbene ad un certo punto è possibile capire la fine del libro, o comunque immaginarla, la genialità del racconto è una cosa più unica che rara. Riesce ad essere strabiliante anche se si è immaginata la fine (come è successo per me). Scoprire chi è questo Uomo Nero di cui Ellen sembra avere tanta paura, chi è il tizio che la minaccia, che la insegue, che le fa del male, è quello che induce il lettore ad andare fino alla fine.
Posso ritenermi abbastanza soddisfatta da questa lettura, tanto da pensare di voler comprare altri libri di Durn (che comprerò, tanto per farmi venire un’ altra po’ d'ansia).

La Coscienza di Zeno (Italo Svevo)


Titolo: La coscienza di Zeno.
Autore/trice: Italo Svevo.
Editore: Newton (edizione Minimamut).
Giunta ormai alla fine di tale viaggio narrativo, mi preme far tale recensione, ed ammaliata dalla scrittura elegante quale quella di Svevo, mi vien da copiarne. 
Oke, bando alle ciance, ho voluto aprire questo post, che seppur sembri di scherno, lodando la scrittura di Svevo. Devo ammettere che, fin ora, non mi ero mai gettata in una lettura “classica” (o vecchia, come dico io) eppure, già dalle prime righe, questo libro mi ha appassionato. Il modo di scrivere di Svevo, di raccontare le avventure di Zeno in prima persona, ha fatto si che il testo scivolasse sotto gli occhi senza alcuna difficoltà e che quelle 345 pagine fossero meno pesanti di quanto fosse il libro in se. 
La Coscienza di Zeno narra di quest'uomo che ha dentro se una miriade di insicurezze, ansie, paure, angoscie. E ne scrive un manoscritto che consegna al suo medico, al quale dice d'essere malato - riconosciuta come una malattia immaginaria da uno dei personaggi di sfondo del libro. E’ interessante vedere come, infine, Zeno rappresenti molte delle paure di molti uomini e donne anche del nostro presente. La paura di restare soli (e, ad esempio, lui si sposa perchè teme di invecchiare da solo), il voler eccedere per superare qualcun altro, le lotte da uomo ad uomo per la conquista di una donna. Ce ne sono tanti di esempi che potrei fare. 
Alla fine lui capisce che non è malato come ha creduto, ma che tutto ciò che ha vissuto e creduto fin ora, fan semplicemente parte della vita. Infatti alla fine scrive:
« La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e usi giornalieri miglioramenti e peggioramento. A differenza delle altre malattie, la vita è sempre mortale. Non sopporta una cura. Sarebbe come voler turare i buchi nel nostro corpo credendoli delle ferite. Morire strangolati non appena curati. »
Concludendo e come ho già detto, la lettura è leggera grazie al modo di scrivere di Svevo che da anche dell'ironia a ciò che scrive, facendo si che qualche parte sia anche comica. Penso che sia una delle letture da fare almeno una volta nella vita.

Nel nome di Ishmael (Giuseppe Genna)


Titolo: Nel nome di Ishmael.
Autore/trice: Giuseppe Genna.
Editore: Mondadori.
Nel nome di Ishmael. Devo dire che questo libro è stato fra i più pesanti mai letti nel ciclo della mia vita, e non intendo positivamente. E’ stato un processo quasi lento, ma veloce per il piacere di togliermelo. Sapete quando volete andare avanti per vedere, quanto meno, la fine, sperando che sia degna di un libro Thriller? Ecco. E’ proprio così che è andata, tralasciando però il fatto che non mi ha soddisfatto nemmeno la fine. Nel nome di Ishmael è un thriller che tratta di una “presenza”, che - come annuncia anche il libro o le continue frasi “Ishmael è grande” - non è fisicamente uomo, o animale, o una cosa: pare essere un Dio di un gruppo di credenti che fa delle azioni che possiamo chiamare Riti, per non si sa cosa. I riti sono piuttosto violenti, dalle robe sadomaso, all’uccisione di bambini, a politici. I protagonisti del libro sono due ispettori di polizia, uno, però, che racconta la scoperta di Ishmael nel 1962, quando muore anche Enrico Mattei - e si chiama Montorsi - mentre l’altro - Lopez - racconta le sue vicende nel 2001. Si capirà, leggendo, che ci saranno anche altri soggetti nascosti, come l’Americano, ovvero un praticante di Ishmael, ed il Vecchio, che è contro e quindi vuole uccidere sto Americano. 
Penso che, una storia del genere, poteva essere strutturata in modi migliori. Ad esempio, trovo che molti capitoli siano privi di senso e connessione con tutta la storia, che sinceramente, che Maura - la moglie di Montorsi - si scopi un altro, che non ami più il marito, delle sue scopate con Luca, che il bambino che porta in grembo non si sa se sia suo o del marito, delle sue crisi, a me frega poco. Per poi, alla fine, ucciderla senza un perchè, e chi è stato ad ucciderla? Boh. Si sa solo che voleva scappare con questo Luca, poi improvvisamente Montorsi se la ritrova morta con un buco in testa a Bescapè, se non erro, per affliggergli una ferita, come Arle gli aveva detto. 
Detto questo, tutto questo malloppo di libro - 541 pagine - non ha una fine, perchè essendo una credenza uguale al cristianesi, buddismo, evangelismo e qualsiasi altra religione, i credenti di Ishmael riprenderanno con lo stesso rito senza un motivo principale.
Su una scala da uno a dieci, do una votazione di quattro. 
Fatemi sapere le vostre opinioni!

Il silenzio degli innocenti (Thomas Harris)


Titolo: Il silenzio degli innocenti.
Autore/trice: Thomas Harris.
Editore: Mondadori.
Il primo libro di cui voglio parlare è Il Silenzio degli Innocenti. L’ho comprato a pochissimi euri grazie al sito #acciobooks che è sinonimo di felicità (per chi non conoscesse il sito, ci faccia un giro: causa dipendenza). 
Passiamo alla trama. Mi è dispiaciuto capire che v’era un precedente prima di questo, cosa di cui non ero al corrente, ma effettivamente i libri non credo siano molto collegati in quanto la protagonista de Il Silenzio degli Innocenti non è la stessa de Red Dragon, il quale, per altro, è un omino. E quindi, la trama: ho cominciato a leggerlo con grandissima velocità. Mi piaceva, l’inizio. La scrittura veloce e scorrevole mi ha permesso di viaggiare con la mente senza trovare dei momenti noiosi. E diciamo che, per tutta la durata del libro, è stata così. L’unica pecca, forse, è il fatto che molte volte nei dialoghi non viene spiegato il tono o chi sta parlando, dando fin troppo all’interpretazione personale. Ho trovato anche che i colpi di scena, che ci sono stati, siano stati, in un certo senso, spiegati male. O, quanto meno, non ho trovato dei veri colpi di scena. Il ritrovamente dell’assassino lo è stato più per rivelazioni altrui che per indagini. 
Per il resto, è un libro che si legge bene, scorrevole e piacevole.