mercoledì 21 marzo 2018

La Coscienza di Zeno (Italo Svevo)


Titolo: La coscienza di Zeno.
Autore/trice: Italo Svevo.
Editore: Newton (edizione Minimamut).
Giunta ormai alla fine di tale viaggio narrativo, mi preme far tale recensione, ed ammaliata dalla scrittura elegante quale quella di Svevo, mi vien da copiarne. 
Oke, bando alle ciance, ho voluto aprire questo post, che seppur sembri di scherno, lodando la scrittura di Svevo. Devo ammettere che, fin ora, non mi ero mai gettata in una lettura “classica” (o vecchia, come dico io) eppure, già dalle prime righe, questo libro mi ha appassionato. Il modo di scrivere di Svevo, di raccontare le avventure di Zeno in prima persona, ha fatto si che il testo scivolasse sotto gli occhi senza alcuna difficoltà e che quelle 345 pagine fossero meno pesanti di quanto fosse il libro in se. 
La Coscienza di Zeno narra di quest'uomo che ha dentro se una miriade di insicurezze, ansie, paure, angoscie. E ne scrive un manoscritto che consegna al suo medico, al quale dice d'essere malato - riconosciuta come una malattia immaginaria da uno dei personaggi di sfondo del libro. E’ interessante vedere come, infine, Zeno rappresenti molte delle paure di molti uomini e donne anche del nostro presente. La paura di restare soli (e, ad esempio, lui si sposa perchè teme di invecchiare da solo), il voler eccedere per superare qualcun altro, le lotte da uomo ad uomo per la conquista di una donna. Ce ne sono tanti di esempi che potrei fare. 
Alla fine lui capisce che non è malato come ha creduto, ma che tutto ciò che ha vissuto e creduto fin ora, fan semplicemente parte della vita. Infatti alla fine scrive:
« La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e usi giornalieri miglioramenti e peggioramento. A differenza delle altre malattie, la vita è sempre mortale. Non sopporta una cura. Sarebbe come voler turare i buchi nel nostro corpo credendoli delle ferite. Morire strangolati non appena curati. »
Concludendo e come ho già detto, la lettura è leggera grazie al modo di scrivere di Svevo che da anche dell'ironia a ciò che scrive, facendo si che qualche parte sia anche comica. Penso che sia una delle letture da fare almeno una volta nella vita.

Nel nome di Ishmael (Giuseppe Genna)


Titolo: Nel nome di Ishmael.
Autore/trice: Giuseppe Genna.
Editore: Mondadori.
Nel nome di Ishmael. Devo dire che questo libro è stato fra i più pesanti mai letti nel ciclo della mia vita, e non intendo positivamente. E’ stato un processo quasi lento, ma veloce per il piacere di togliermelo. Sapete quando volete andare avanti per vedere, quanto meno, la fine, sperando che sia degna di un libro Thriller? Ecco. E’ proprio così che è andata, tralasciando però il fatto che non mi ha soddisfatto nemmeno la fine. Nel nome di Ishmael è un thriller che tratta di una “presenza”, che - come annuncia anche il libro o le continue frasi “Ishmael è grande” - non è fisicamente uomo, o animale, o una cosa: pare essere un Dio di un gruppo di credenti che fa delle azioni che possiamo chiamare Riti, per non si sa cosa. I riti sono piuttosto violenti, dalle robe sadomaso, all’uccisione di bambini, a politici. I protagonisti del libro sono due ispettori di polizia, uno, però, che racconta la scoperta di Ishmael nel 1962, quando muore anche Enrico Mattei - e si chiama Montorsi - mentre l’altro - Lopez - racconta le sue vicende nel 2001. Si capirà, leggendo, che ci saranno anche altri soggetti nascosti, come l’Americano, ovvero un praticante di Ishmael, ed il Vecchio, che è contro e quindi vuole uccidere sto Americano. 
Penso che, una storia del genere, poteva essere strutturata in modi migliori. Ad esempio, trovo che molti capitoli siano privi di senso e connessione con tutta la storia, che sinceramente, che Maura - la moglie di Montorsi - si scopi un altro, che non ami più il marito, delle sue scopate con Luca, che il bambino che porta in grembo non si sa se sia suo o del marito, delle sue crisi, a me frega poco. Per poi, alla fine, ucciderla senza un perchè, e chi è stato ad ucciderla? Boh. Si sa solo che voleva scappare con questo Luca, poi improvvisamente Montorsi se la ritrova morta con un buco in testa a Bescapè, se non erro, per affliggergli una ferita, come Arle gli aveva detto. 
Detto questo, tutto questo malloppo di libro - 541 pagine - non ha una fine, perchè essendo una credenza uguale al cristianesi, buddismo, evangelismo e qualsiasi altra religione, i credenti di Ishmael riprenderanno con lo stesso rito senza un motivo principale.
Su una scala da uno a dieci, do una votazione di quattro. 
Fatemi sapere le vostre opinioni!

Il silenzio degli innocenti (Thomas Harris)


Titolo: Il silenzio degli innocenti.
Autore/trice: Thomas Harris.
Editore: Mondadori.
Il primo libro di cui voglio parlare è Il Silenzio degli Innocenti. L’ho comprato a pochissimi euri grazie al sito #acciobooks che è sinonimo di felicità (per chi non conoscesse il sito, ci faccia un giro: causa dipendenza). 
Passiamo alla trama. Mi è dispiaciuto capire che v’era un precedente prima di questo, cosa di cui non ero al corrente, ma effettivamente i libri non credo siano molto collegati in quanto la protagonista de Il Silenzio degli Innocenti non è la stessa de Red Dragon, il quale, per altro, è un omino. E quindi, la trama: ho cominciato a leggerlo con grandissima velocità. Mi piaceva, l’inizio. La scrittura veloce e scorrevole mi ha permesso di viaggiare con la mente senza trovare dei momenti noiosi. E diciamo che, per tutta la durata del libro, è stata così. L’unica pecca, forse, è il fatto che molte volte nei dialoghi non viene spiegato il tono o chi sta parlando, dando fin troppo all’interpretazione personale. Ho trovato anche che i colpi di scena, che ci sono stati, siano stati, in un certo senso, spiegati male. O, quanto meno, non ho trovato dei veri colpi di scena. Il ritrovamente dell’assassino lo è stato più per rivelazioni altrui che per indagini. 
Per il resto, è un libro che si legge bene, scorrevole e piacevole.